DICONO DI SARKO

L'ARTISTA

. Da " ITALIARTE" Di Guido Folco.

SOGNI DI SARKOS

Ho conosciuto ‘Sarkos’ anni fa, in una tiepida giornata primaverile, quando tra mare e cielo si parlava di grandi mostre internazionali, del suo amore per Hans Hartung, per i mitici astrattisti e informali americani, ma anche delle sperimentazioni e delle ricerche contemporanee dell’arte italiana e mondiale, della bella, pura e tradizionale pittura figurativa del Novecento e, perchè no, dei nostri giorni. Infatti, anche questa mantiene ancora e comunque intatto, al di là delle mode e di troppe tendenze sterilmente provocatorie, il suo spirito creativo, curioso, originale. Proprio come la pittura di ‘Sarkos’, che nell’illusione e nel sogno trova la capacità di inventarsi e rinnovarsi giorno dopo giorno, assecondando il suo innato desiderio di serenità, la sua utopistica voglia di libertà. Prima che sulla tela, è infatti nel cuore di ‘Sarkos’ che si può individuare la linfa vitale della sua pittura, nel voler vivere la vita e raffigurarla attraverso il filtro dell’immaginazione più sfrenata, che fa volare velieri nel mare azzurro di un cielo infinito, in una regata immaginifica e fantastica, o che trasforma le nuvole in aeroplani lanciati alla ricerca di una terra promessa. E’ in questa evasione dal mondo reale che l’artista individua la frontiera da oltrepassare con la pittura, confini da valicare come novello Ulisse, per conoscere, scoprire, amare la vita oltre la quotidianità, oltre la semplice apparenza. Credo sia per questo che i suoi dipinti suscitano sempre emozione e una sorta di felicità interiore, perchè ‘Sarkos’ ci racconta un po’ di se stesso e, come in uno specchio, nel suo sguardo ritroviamo anche parte del nostro mondo, della nostra illusione fanciullesca, del nostro voler meditare sul senso dell’esistenza. Nelle opere di ‘Sarkos’ c’è infatti molto di più dell’aspetto giocoso e ironico dell’essere umano, elemento che traspare nell’immediato di una lettura istintiva del quadro: vi si ritrova l’essenza più profonda della vita, un misticismo genuino, sacrale, profondamente cristiano, a volte quasi una staticità iconica dal timbro orientale e metafisico, che nella rappresentazione della natura immaginata e pura assolve il peccato dell’uomo e del mondo. La bellezza dell’universo diventa strumento di redenzione e l’onnipresente simbolismo dell’acqua, nelle sue opere assume valenza purificatrice e salvifica, trasformando un lago, una baia in un fonte battesimale universale, in cui immergersi con fede e speranza. Nel messaggio cristico del Battesimo si rivela e si compie anche la profondità spirituale del mutamento, della trasformazione radicale dell’uomo e del suo aprirsi alla vita. In questo, l’opera di ‘Sarkos’ affascina e diventa introspettiva visione esistenziale. Anche la pietra, le vette scoscese a picco sul mare, la montagna scolpita da sentieri percorsi con lo sguardo e con l’anima verso la vetta, altro non sono che raffigurazioni mentali e ideali dell’ascesa mistica a Dio, del percorso umano attraverso gioia e dolore e, come nelle miniature e pitture medioevali o nelle culture antiche del mondo, la simbologia terrena avvicina al divino. La montagna diventa anello di congiunzione tra mondo terreno e mondo spirituale, legame tra terra e cielo, tra uomo e Dio, verticale preghiera che ascende nella sfera celeste, proprio come le cupole dei templi e delle chiese erette verso l’infinito. "Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa": la testimonianza dell’Uomo-Dio è invito e messaggio forte e saldo come la roccia, Provvidenza e Mistero, Dono e Sacrificio per tutta l’umanità e nei dipinti di ‘Sarkos’ è tangibile la presenza monumentale di queste isole emerse dal mare, terra bramata di salvezza e di pace. Nei lavori di ‘Sarkos’ anche la luce è elemento fondante e trasfigurante della realtà: simbolo di conoscenza, attraverso essa, come scriveva Mircea Eliade, storico delle religioni del secolo scorso, si squarciano le tenebre e si può finalmente vedere oltre la cortina degli egoismi e dell’individualismo. La luce purifica, perchè muta la natura dell’uomo in spirito, divenendo essa stessa immagine sacra per eccellenza. Anche per questa approfondita ed erudita iconografia, la pittura di ‘Sarkos’ merita di essere scoperta con rispetto e amata per il suo svelarsi ai nostri occhi, come in una privata conversazione tra amici che si confrontano sui temi autentici della vita. Come per gli artisti più veri, ‘Sarkos’ declina il suo linguaggio con sapiente mestiere, affidando a velature e tocchi leggeri l’emozione del pensiero che si trasforma in pittura, per poi rendere più tangibile e reale il messaggio con increspature di bianchi, bruni, gialli, a rendere quasi tattile il formarsi e l’evidenziarsi del sogno. Le atmosfere delle sue opere sono sempre sospese, come in attesa di un evento, che la tavolozza solare contribuisce a rendere speranzosa epifania, rivelazione dell’anima, attraverso la sua poetica esotica e mediterranea, intrisa di cultura classica e di storia. Caratteristico è anche l’impianto compositivo, simbolicamente geometrizzante, tra vette ed abissi, orizzonti lontani e crepacci, che rende metafora l’elemento tangibile naturalistico, fino ad una metamorfosi dell’Io, umano o divino. ‘Sarkos’ interpreta così l’eterno afflato verso l’infinito, la condizione dell’Uomo e il mistero della natura, rendendo arte l’universale in senso aristotelico, vale a dire l’essenza-sostanza dell’essere, la sua più profonda e intima realtà e fantasia.

Guido Folco